No, signori. I piatti sono abbondanti, vi sconsiglio di aggiungere un’ulteriore scelta

Oggi, approfittando del Venerdì di Pasqua, consueta gita settimanale della serie “dove arriviamo, arriviamo”.
Di solito non ci poniamo un’idea precisa. Ci mettiamo in auto e partiamo alla volta di un percorso circolare che poi alla fine ci riconduce a casa.

Ancora adesso, dopo 3 anni e mezzo, scoprire l’isola è sempre piacevole e si trova sempre qualche angolo non esplorato. La destinazione di oggi, scelta random da Google Maps, è stata Guayadeque.

Guayadeque è una gemma nascosta della natura e del folklore dell’isola di Gran Canaria. Questo ampio burrone di 15 chilometri situato nel sud-est dell’isola affascina i visitatori con il suo paesaggio aspro di ripidi pendii ricoperti di vegetazione autoctona e con il suo percorso sinuoso.

Caratteristica della zona sono le case costruite nella roccia dette casas-cuevas appartenenti ai primi abitanti dell’isola ed ora rimodernate e pienamente funzionali (hanno anche WiFi a 100Mb!).

La strada per arrivare è molto suggestiva, in particolare le salite (nel parleremo presto di come gli spagnoli, a differenza degli italiani, preferiscono ripidi pendii ai tornanti).

L’ultimo tratto di strada praticamente termina in mezzo ad una manciata di ristoranti caratteristici anche essi inseriti nelle grotte.

Arriviamo al Ristorante Vega, scelto in modo assolutamente casuale anche perché era l’unico che disponesse ancora di un posteggio libero 🙂

Come sempre, in tutti i ristoranti delle Canarie con proprietari locali, i tempi di attesa sono minimi nonostante le decine di persone ai tavoli ed il rapporto prezzo / qualità cibo è tendente a zero.

Tanto per cambiare siamo tutti e 3 con grande appetito ed iniziamo a consultare il menu. Fatte le nostre scelte, le esponiamo alla cameriera (gentilissima) la quale ci risponde che è troppo (!)(!)(!). Nel senso che le loro porzioni sono abbondanti e di conseguenza potremmo sicuramente non completare quanto in ordine. In decenni di vita italiana eravamo abituati a degli addetti marketing vestiti da camerieri che cercano di farti ordinare quanto più possano convincerti. Ancora una volta siamo spiazzati da quanto qui a Las Palmas i ristoratori spagnoli siano corretti.

Altro fattore importante è che il cibo è prodotto in loco, a partire dalle verdure (non si è più abituati al vero sapore di zucchine e carote) per passare dai maiali e bovini locali. Solo la Cocacola di C. è “importata” insieme ai gamberi che sono surgelati (siamo in “alta” montagna).

Tanto per capirci, qui sopra ci sono un misto verdure e gamberi,  due cotolette di pollo impanate e tre braciole di maiale. Tutto quanto come singola porzione.
Ogni portata costa 6 euro e 50. In 3, incluse 2 cocacole, acqua, vino, antipasto di gamberi (gambas al ajillo), verdure grigliate con gamberi, braciole, cotolette, formaggio, ecc. il tutto a 15 euro a testa.

Finito il pasto, se ti avanza qualcosa nel piatto (come pure il vino), si offrono i camerieri direttamente di fornirti contenitori per portarlo a casa. Questa usanza, così come negli Stati Uniti, è diffusa in tutta la Spagna (e non solo). In Italia se lo chiedi fai la figura del barbone, tanto è vero che si sono inventati la dicitura “avanzi per il cane”.

Buona Pasqua a tutti…

P.S.: nota dopo pubblicazione…
Mi segnala Cristina che in effetti la Coca Cola la imbottigliano qui (a Tenerife) per cui manco quella è del tutto importata… 🙂

 

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