Le Canarie NON sono per tutti

Storie tristi di italiani (e stranieri) che si tolgono la vita, che chiedono aiuto al Console, senza soldi neanche per tornare in Italia. Sono storie che non compaiono sui giornali, né sui social, né sui blog.
Andate a trovarlo il Console italiano a Gran Canaria: è una persona squisita, garbata ed elegante. Fatevi raccontare cosa sta accadendo in questi ultimi anni.

Migliaia di euro investiti in attività fallimentari e persi in pochi mesi, investimenti sbagliati e progetti sfumati.  Famiglie sfaldate, separazioni tra chi resta e chi torna in Italia, bambini disperati rimpallati tra Italia e Spagna.

Le Canarie vengono descritte come un paradiso (e lo sono). Bassa delinquenza, qualità della vita, meteo meraviglioso, oceano, natura incontaminata e gente con il sorriso.

Ma c’è il lato nascosto della medaglia. “Every rose has its thorn” cantava Bret Michaels con i Poison e la Luna ha la sua faccia nascosta. Nessun paradiso è a “buon prezzo” e nessun posto meraviglioso è facile da fare proprio.
Attratti da articoli di giornale,  amici e venditori di felicità alla Renato Zero in “Orfeo 9”, alcuni si mettono in viaggio lasciando alle spalle situazioni disastrose nella speranza di un nuovo futuro, una scelta di vita radicale che ripaghi i danni di errori volontari ed involontari, una fretta di girare pagina magari su un libro dove non ci sono altre pagine.
Facili speranze, facili illusioni, ottimismo tossico e magari incuranti delle parole dell’amico vero che ti trattiene.

Le Canarie non sono per tutti.

Non lo sono per chi non ha un progetto di vita, non lo sono per chi non ha un robusto portafoglio con almeno cifre da 4 zeri che consenta di vivere senza pesare su nessuno e senza risorse immediate. Non lo sono per chi pensa “tanto domani è un altro giorno”. Non lo sono per chi pensa “tanto prima o poi un lavoro per mantenermi lo trovo”. Non lo sono per chi pensa “noi italiani siamo superiori”. Non lo sono per chi scappa. Non sono una droga per chi vuole scacciare pensieri, crisi affettive e debiti.

Le Canarie sono una bellissima donna che ti coccola ma non ti guarda mai negli occhi, illudendoti di avere fatto il giusto per corteggiarla ma lasciandoti sempre la frustrazione di non possederla mai.

Le Canarie non sono per tutti, come non lo è la serenità.

 

Alle Canarie le feste si recuperano

All’inizio non ci credevamo e pensavamo fosse una burla.
In realtà alle Canarie (e in Spagna in generale) le feste, se cadono in un giorno festivo (Sabato o Domenica) si recuperano il Lunedì successivo.

Ad esempio quest’anno il primo di Novembre (i santi) ed il 6 Dicembre (giorno della Costituzione spagnola) cadono di Domenica, pertanto si festeggiano i Lunedì 2 Novembre e 7 Dicembre.

D’altronde non si potrebbe pensare ad un primo Maggio (festa del lavoro) il Sabato o la Domenica: sarebbe una presa in giro per una buona parte dei lavoratori.

Ristoranti a Gran Canaria (Guida Michelin)

In futuro faremo un articolo sui ristoranti che abbiamo visitato in questi 4 anni di vita a Gran Canaria. Per ora vi proponiamo i migliori ristoranti segnalati da Michelin (che rimane una garanzia molto più di Tripadvisor!) ed i relativi prezzi a persona considerando primo, secondo, dolce, acqua e 1/2 vino (min/max).
Si tratta di ristoranti di qualità super-selezionati da Michelin. Ci sono comunque decine di altri ottimi ristoranti che non hanno ancora ottenuto la visita degli ispettori Michelin e che comunque forniscono un ottimo rapporto qualità / prezzo. Leggi tutto “Ristoranti a Gran Canaria (Guida Michelin)”

Il problema di essere al di sopra delle parti

Scriviamo questo articolo in quanto ogni tanto ci vengono poste delle domande relativamente alla questione di una eventuale esperienza di vita qui su cui dovremmo esprimere pareri e opinioni che ci caricherebbero di grandi responsabilità e costringerebbero a fare ricerche a 360 gradi per le quali non potremmo mai essere da una parte obiettivi, dall’altra sufficientemente preparati. Leggi tutto “Il problema di essere al di sopra delle parti”

In arrivo un arcobaleno di pioggia

Una caratteristica comune tutti gli arcobaleni è quella di salutare anche talvolta temporaneamente un gran temporale.
In questo caso l’arcobaleno accompagna il fronte di pioggia sull’oceano (quella nebbia bianca nella foto) definendone un confine




 

Un altro Natale a Las Palmas

Quattro anni fa lo shock: abituati a temperature a una cifra vivere il Natale a 26 gradi è stato come immaginare Santa Klaus in canottiera e mutande trainato da cammelli.
Eppure c’è più di mezzo mondo che è abituato a viverlo a temperature estive ed ormai ha metabolizzato le immagini di di abiti rossi e neve bianca, colori tanto cari non solo alla Coca Cola (guardacaso) ma anche a un noto produttore di sigarette. Sarà un caso eh… Persino l’abete di Natale: facile pensarlo in Finlandia o Italia, ma difficile in Somalia o Messico, ma in fondo risveglia il carattere bambino che è nel nostro DNA: perché non poter sognare un vecchietto che si porta 3 milioni di tonnellate di giochi su una slitta trainato da renne biturbo con un cofano zeppo di motori della Veyron?

Però il Natale senza freddo non è un Natale dice qualcuno. Potrebbe anche avere ragione ma quanto influisce l’abitudine? E poi… di che freddo si parla? quello tagliente pieno di ossigeno dei paesaggi del Trentino o Valle d’Aosta o le nebbie di Cremona e basso piacentino? Quello che esci di casa andando al lavoro maledicendo la brina che si posa sul parabrezza o quello di un ghiacciaio visto da Courmayeur con te vestito da guida alpina?

E il caldo? quanto fa godere mostrare la foto agli amici che ti lanci in acqua preoccupandoti di fare vedere in sottofondo il termometro e un paio di moto d’acqua?  Eccezionale fare il cool in un ambiente warm.
Quanto ti fa sentire invidiato poter fotografare spiagge affollate e tipe in topless mentre sai che a duemila chilometri si paga il riscaldamento?

Volete sapere che ne penso? Bene. Io penso che il Natale (nel senso di 25 dicembre), al caldo o al freddo, sia anche una solenne festa di ipocrisia.
La è perché si apre la forbice tra chi può e non può, tra chi è felice e chi vorrebbe esserlo, tra chi ha e chi non ha, tra chi è e chi non è, tra chi è solo e chi no.
La è perché divide chi crede e chi no, tra chi riceve un regalo e chi no, tra chi sogna e chi ha perso la speranza.
La è perché non deve esistere un giorno solo in cui tutti si riuniscano in famiglia, perché c’è chi non ha famiglia. Perché quelli che vanno alla messa di mezzanotte criticano l’abbigliamento del vicino, perché nessuno è buono solo perché crede.
La è perché la tredicesima c’è chi non la ha ma se la meriterebbe, a volte almeno una undicesima.
La è perché il panettone dovrebbe esserci sempre.
La è perché comunque ti rende solo e schiavo del regalo, perché ci sono individui che cercano su Google idee per regalare qualcosa a qualcuno che sarà obbligato a dire “Grazie! Mi mancava proprio!”.
La è perché è il tripudio dell’ipocrisia: ti riempiono di Whatsapp persone che fanno il “manda a tutti” di auguri con video, meme, frasi celebri e qualsiasi cosa di non originale. Che poi se li chiamassi mai durante l’anno si stupirebbero e si chiederebbero “che vuole questo?”.
La è perché in questi anni vige la “riccanza”, cioè fare vedere al prossimo che tu sei ricco e compri da Cartier magari alzando il fido bancario ma vuoi mettere. E’ il paradiso dell’ostentazione e guarda caso chi ostenta quasi mai ha una felicità interiore ma si gode una dose di anestetico per una vita di scalini d’invidia fatti ognuno col culo.
La è perché altro che il bue e l’asinello: è la nascita di Isaac Newton.
La è perché un bambino a Natale senza regali è una lacrima grossa come il Nilo. Non perché non li riceva, ma perché il suo amico sì.
La è perché fa pensare a qualcuno: “a me oggi manca”. Può essere la salute, il compagno, le persone care o anche un solo e semplice affetto a quattro zampe.
La è perché dovrebbe essere un giorno di festa anche per oche e tacchini.
La è perché è una cosa rossa e viene regolarmente.
La è perché tutti fanno le stesse cose, tutti “celebrano” e chi si astiene è un caso da giudicare con sospetto mentre in realtà è  uno dei pochi testimoni degli ultimi scampoli di libertà di un gregge sempre più numeroso e unito guidato da sempre più pastori.

 

 

 

 

 

 

 

La scuola secondaria

PREMESSA

Una premessa d’obbligo: parliamo di scuola statale. In Spagna, come in Italia, esistono le scuole private, statali e private con contributo statale.  La scuola statale è totalmente gratuita: nulla è dovuto (neanche “oboli” o offerte) in quanto potrebbero creare disuguaglianze morali in famiglie e alunni o sensazioni di favoritismi. Leggi tutto “La scuola secondaria”