Emozioni e realtà (ovvero: dimmelo tu cos’è)

Diciamolo subito: l’emozione è soggettiva.
Nessuno ha il potere di renderla oggettiva così come ognuno ha il diritto di reagire o addirittura rimanerne impassibile.
Così è l’arte, così è la bellezza (o la bruttezza) di cose e persone. Tutto ha una “chimica” ed ognuno ha differenti gradi di approccio basati sull’esperienza e sul proprio gusto.

Se uno vive giornalmente la stessa emozione, piano piano questa perderà di “chimica”, allenterà il fascino, diventerà consapevolezza.
L’astronomo che guarda la Luna tutte le notti è consapevole di emozionarsi e tenderà a vedere la Luna come una routine pur però rimanendone coinvolto dal fascino.

Se qualcuno ci chiede: “Come è cambiata la vostra vita da quel lontano 2015?” dovremmo raccontare emozioni. E qui sta il punto. Perchè le emozioni di qualche decina di anni in Italia erano già diventate consapevolezza e i cinque anni di emozioni qui sono ancora fascino. Pertanto già è difficile essere obiettivi con se stessi, figuriamoci nel descrivere ad altri un qualcosa che deve essere ancora trasformato in consapevolezza. Si rischia di essere certamente poco parziali non tanto nelle descrizioni; ma nell’enfasi che si inietta nei discorsi quando si sentono particolarmente propri. Non è roba da poco.

Il fatto è che qui davvero non esiste un esatto e singolo motivo che ti porti subito la voglia di viverci.
Non ci sono le spiagge dei Caraibi, bianche e coralline che da sole varrebbero una scelta di vita.
Non ci sono le montagne delle Dolomiti o quelle del Tibet: c’è un cupo bitorzolo posato su una cresta vulcanica chiamato, non a caso, “la roccia delle nuvole”.
Non c’è l’aria di Beaver Creek in Colorado: ci sono decine di giorni di calima e di sabbia del deserto africano che si fa allegramente trasportare dai venti e si posa su vetri e narici.
Non c’è la movida di Ibiza, non esiste alcun tipo di “glamour”, di “fashion”, locali neanche lontanamente paragonabili alla “Bussola”, al “Billionaire” che tanti eleggono come stile primario di vita.
Non esistono il  gusto e la voglia di vestirsi per una cena o evento particolare: si finirebbe per incrociare sempre uno in bermuda, maniche corte e infradito che mima il “regaetton” ascoltando una musica lontana squadrandovi come foste palombari su una duna.
Non esiste il freddo in buona parte dell’isola. Il Natale si fa a 25 gradi. Cavolo, chi non prova una botta di emozione e motivo di vivere in un posto solo per la neve a Natale?
Mi ricordo l’uscita del cenone a Genova: intirizziti dal freddo negli abiti leggeri, la ricerca spasmodica del motore che non si scaldava mai abbastanza e gli ombrelli bagnati che appannavano i vetri.
Scaldarsi nove mesi all’anno… vedere la pioggia ogni dieci giorni picchiare sui vetri, l’odore incomparabile dello zolfo dopo un tuono.  L’emozione del “fuori è freddo” e noi siamo sotto un piumino.
E vogliamo parlare di cibo? la cucina italiana e intendo cucina, non pizzerie e fast food. Quanti non accetterebbero quale unico e valido motivo di stare in un posto per il fatto di avere ristoranti stellati e “masterchef” integrati? Qui a tal proposito allarghiamo le braccia: il pesce al ristorante lo cucinano bene solo i pochi sopravvissuti tra l’esercito di “monsterchef” che dilaga.
Chi non ama le mezze stagioni? chi non vivrebbe nella landa in cui si alternino le quattro stagioni in modo soave e perfetto, ognuna con la sua fragranza, con i suoi profumi e frutti?. Qui non ci sono mezze stagioni. Qui non ci sono stagioni.  Che giorno è? il 12 ottobre: gradi? 24.  Che giorno è? il 6 aprile: gradi? 24. Che giorno è? il 22 giugno: gradi? 24. Che giorno è? il 6 febbraio: gradi? 22! Cavolo!!! di colpo qui i cani girano con la copertina, la gente si mette i giubbotti, le signore gli stivali con i collant 180 denari e c’è chi se la prende col meteo.
Non ci sono i treni: accidenti, conosco persone che non vivrebbero senza la comodità di un treno, quel to-toc-to-toc che ha ispirato lo swing, andare a prendere il caffè alla stazione o guardare in prospettiva i binari per chiedersi come mai si congiungano (che poi è l’enigma di ogni terrapiattista).
Chi non vivrebbe solo per il fatto di avere vicino a sé un fiume? Un lago? Una sorgente? E le chiare ,fresche e dolci acque? Chi non vive fiero di poter dire “bevo l’acqua del rubinetto?”. Qui non ci sono fiumi, meno che mai laghi e l’acqua col cavolo che si beve dal rubinetto!

Eh vabbè ma allora? Tornate subito in Italia con il treno, possibilmente in Inverno così potrete festeggiare il Natale sotto la neve al freddo, cenando alla Osteria Francescana con pelliccia e giacche a vento per poi fare quattro salti al Vip club di Cortina non prima di avere prenotato una vacanza in Polinesia ed esservi scolati mezzo litro di acqua dal rubinetto.

Nulla di tutto questo ci è rimasto vivo. E’ come sfogliare un album di ricordi pensando più al giallo delle foto che non al loro contenuto. Sono bei ricordi, di emozioni ma anche di consapevolezze e, perché no, un forte sapore di dejavu.
Come dicevo, non esiste un unico fattore che qui ti faccia pensare di avere fatto la scelta giusta. Ce ne sono tanti. Ma non si riescono a descrivere.

E’ la scoperta di nuovi profumi, di nuovi stimoli, di un senso di armonia che coinvolge te e la tua famiglia. Ma non lo devi vivere da “italiano”. Lo devi vivere nella tua serenità ritrovata, nel gusto della qualità della vita, nella salute dei tuoi figli e nel groppo che ti viene ogni volta che vedi un tramonto o ti accorgi di avere un inedito cielo popolato di stelle che pulsano tutte le notti.

E’ la sensazione di gioia nell’essere chiamati per nome anche dentro il municipio o in banca, è nel sorriso di chi non conosci ma che ti saluta e ti trasmette la sua serenità. E’ il fatto che realmente tante volte ti chiedi: ma cosa mi manca? e non riesci a capire non solo cosa ma anche il senso della domanda.

E’ come descrivere un colore ad un cieco, come spiegare quello che sai ma non sai come spiegarlo. E’, come diceva Venditti, il “Dimmelo tu cos’è, quello che ancora ci manca, quello che ancora non c’è e che ti prende alle spalle e non ti fa tornare indietro”.

 

7 risposte a “Emozioni e realtà (ovvero: dimmelo tu cos’è)”

  1. Splendido!! Non cambierei una virgola. È la descrizione esatta di quello che penso e provo vivendo in Gran Canaria da quindici anni.

  2. Anch’io non cambierei una virgola..mi sembrava di leggere qualcosa scritto da me stessa.. oppure quelli che normalmente scrivo a figli,fratelli o amici..hai centrato..tutto…sono emozionata…io sono arrivata qui nel 2014.. purtroppo..l’amica con cui ho condiviso l’esperienza…non era un’amica…ora tornata per scelta…sto di nuovo annusando il territorio che ho amato e che amo..mi alzo in piena notte per guardare lo spettacolo delle nuvole…mi piacerebbe poter interagire con altri italiani qui..scriviamoci…condividiamo…e grazie italiano alle Canarie!!❤️❤️❤️

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