Quanto costa un taxi a Las Palmas?

Ecco le tariffe aggiornate ad oggi (data del post):

  • Inizio viaggio: EUR 1.73 (se lo chiamate e arriva: EUR 0,00)
  • Costo KM: EUR 0,64
  • Supplemento notturno: EUR 3,45
  • 20 minuti e 2km costano 3 euro.

In Italia invece (riferimento http://www.assotaxi.it/ita/tariffe/tariffa-taxi-genova.htm):

  • Inizio viaggio: EUR 5,00 (se lo chiamate la tariffa parte da dove è partito)
  • Costo KM: EUR 16,2 (0,90 € ogni 55,5 metri) !
  • in più: per ogni 7,5 secondi di fermata (o velocità al di sotto di 30 km/h) EUR 0,05
  • 20 minuti e 2km costano dai 35 ai 40 euro

a Milano (http://026969.it/assets/uploads/2016/05/info_tariffe.pdf):

  • Inizio viaggio: EUR 3,30 (se lo chiamate la tariffa parte da dove è partito)
  • Costo KM: EUR 1,09
  • Costo orario: EUR 28,32: EUR 0,50/minuto
  • 20 minuti e 2km costano: dai 15 ai 20 euro.

Considerate che:

I taxi girano in continuazione su tutte le vie principali (ed anche secondarie) quindi non è quasi mai necessario chiamare il servizio

Le auto sono quasi tutte nuove o seminuove ibride (gran presenza delle Toyota Prius e Auris)

Di solito viaggiano con i finestrini aperti: se vi da fastidio il vento in faccia chiedete: sono gentilissimi

Nessuno parla italiano, pochi parlano inglese. Se non avete dimestichezza con la lingua spagnola, mostrate la destinazione scritta: eviterete un sacco di simpatici dialoghi cercando la pronuncia giusta

Il percorso da Las Palmas all’aeroporto e viceversa costa sui 30-35 euro.

Tutti i taxi normalmente accettano carte di credito/debito (hanno il POS a bordo) su cifre superiori ai 5 euro.

Non presentate banconote da 50/100 euro per un importo inferiore ai 10 euro: quasi mai hanno il resto giusto.

Quasi tutti i guidatori sono canari.

Per capire se un taxi è libero, viene mostrata una luce verde sul tetto e la scritta “libre” leggibile sul parabrezza.

 

 

Calima e Meteo

Cosa è la calima (o polvo en suspensión)?

Da Wikipedia:

La Calima è un particolare fenomeno atmosferico delle isole Canarie, in particolare di quelle più orientali quali Fuerteventura e Lanzarote.
È un vento di Scirocco proveniente SudEst, dal vicino Sahara, causato dalla formazione di un’area di alta pressione nel Nordafrica.
Questo vento porta con sé, oltre all’aria calda africana, anche polvere e sabbia, che produce una foschia costante e il repentino innalzamento delle temperature che si stabilizzano, per tutta la durata del fenomeno, intorno ai 40°. La polvere giallastra che è molto fine e riesce persino a passare da porte e finestre chiuse mentre, all’esterno, la visibilità si riduce quasi a zero e l’aria si fa pesante senza parlare poi della possibilità d’avere la pioggia “rossa”. Il tutto è un terribile mix che rende l’atmosfera abbastanza invivibile. Fortunatamente il fenomeno non è molto frequente e generalmente limitato ai mesi invernali.
Gli effetti della Calima normalmente si fermano nel cuore dell’Oceano Atlantico anche se in qualche occasione, quando il fenomeno è notevolmente intenso, riescono a ad arrivare nei Caraibi.
Nel corso dei millenni la Calima è stata il principale artefice della creazione di particolari ecosistemi, oggi molto apprezzati dai turisti che visitano le Canarie, quali le Dune di Corralejo a Fuerteventura e le Dune di Maspalomas nell’isola di Gran Canaria.

Wikipedia ogni tanto sbaglia: non è sempre vero che la temperatura si innalza (ieri avevamo 21 gradi come prima della calima) e non è corretto quel “abbastanza invivibile”, perlomeno è ben poco scientifico…
Nei giorni scorsi, abbiamo avuto il fenomeno (qui può avvenire 5 o 6 volte l’anno) e l’impressione è di trovarsi come nella nebbia della val padana seppure con una visibilità maggiore (da 1 a 10km). Solo che mentre la nebbia è composta di particelle di acqua, la calima è composta principalmente da sabbia del deserto del Sahara. In questi casi, il governo spagnolo sconsiglia le passeggiate all’aperto in quanto il particolato (le polveri sottili) può raggiungere o talvolta superare i 500 microgrammi/metro cubo (il massimo stabilito dall’OMS è di 40). Tuttavia questo dato non deve rappresentare un terribile allarme per la salute in quanto si tratta di sabbia e non particolato da idrocarburi. In ogni caso il governo di Gran Canaria emana un allarme amarillo (giallo) in quanto chi ha difficoltà respiratorie (asma, bronchiti, ecc.) potrebbe trovarsi nella fatica di respirare a pieni polmoni o innescare tosse e fame d’aria.

Nelle isole Canarie, è possibile consultare in ogni momento sia gli allarmi meteo, sia altri allarmi (tra cui la calima) su questo sito ufficiale:
http://www.aemet.es/es/eltiempo/prediccion/municipios/palmas-de-gran-canaria-las-id35016

 

 

R.I.P. George Michael

Il 2016 si conferma un anno davvero nero 🙁

Riascoltiamo in duetto con Elton John (a Luglio 2017 qui in Las Palmas) in una memorabile interpretazione di “Don’t Let The Sun Go Down On Me”.

L’ultimo che si avvicinava come tonalità ed impostazione a Fred Mercury.

Città vuota

Esiste un giorno all’anno in cui di sera Las Palmas sia quasi del tutto deserta con ristoranti e bar chiusi e pochissime persone a zonzo per le strade di solito affollatissime?
A ferragosto? Naaaa
Alla vigilia di Natale? Siiiiì.
E’ davvero strano vedere una città di solito così frequentata con persone che passeggiano a tutte le ore del giorno e della notte essere praticamente se stessa senza presenze umane.

Perché vuota la sera della vigilia di Natale? Semplice perchè tutti hanno diritto a trascorrere la festa in famiglia e/o con amici. Tutti inclusi i lavoratori, i camerieri, i gestori dei locali e chiunque voglia la sua intimità.
Natale non è solo regali e consumismo. E’ anche un momento di ritrovo con i propri cari.

“sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”

A proposito della sortita del neo-ministro italiano Poletti riguardo ai giovani italiani che sono costretti ad emigrare a causa di una situazione lavorativa stagna in un paese che di certo non facilita il lavoro giovanile, abbiamo trovato questa risposta come la più azzeccata e consona.

di Andrea Casadio

“Se centomila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Quando ho letto queste parole pronunciate dall’improvvido ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ho provato una rabbia e una delusione profonda. Per tre motivi: perché sono un ex-cervello in fuga (ho lavorato per anni alla Columbia University di New York come neuroscienziato, scappando dall’Università italiana), perché ora sono un giornalista e in quanto tale mi occupo di dati e delle storie delle persone, e perché sono uno di sinistra, un progressista.

Poletti, compagno Poletti, ma come si fa a dire una boiata del genere? E non me ne frega nulla delle sue precisazioni tardive. Provi solo un secondo ad immaginare di avere di fronte un ragazzo che è dovuto scappare a Londra a fare il cameriere o il pizzaiolo per trovare un lavoro decente, o uno come me che è fuggito a fare ricerca alla Columbia University di New York perché di lavorare come ricercatore a 1000 euro al mese fino ai cinquant’anni non ne avevo nessuna voglia. Preferisce non averci tra i piedi? Forse ha ragione, perché se l’avessi davanti, io le vorrei porre alcune domande, il pizzaiolo forse le darebbe una randellata in testa con la pala per le margherite.

Caro ministro, ma lei conosce l’Italia, studia, si applica? Credo di no. Guardi questa tabella.

percent

In Italia si laurea solo il 20 per cento della popolazione, meno della metà dei Paesi civili. Oltretutto, chi ha una laurea in Italia è costretto spesso a fare un lavoro che non c’entra niente coi suoi studi. Conosco una marea di giovani che sono laureati in Lettere e lavorano in un call center a 300 euro al mese, o in Legge che fanno i camerieri. Tra i miei amici statunitensi, tutti hanno un lavoro adeguato al loro corso di studi: chi ha la laurea in Ingegneria fa l’ingegnere, chi ha la laurea in Cinema lavora nel cinema, ecc.

Ministro, guardi i dati e mi spieghi, per favore. Da noi si laurea la metà o un terzo dei giovani che si laureano in Gran Bretagna o negli Usa. Lo capisce che se già il misero 20 per cento dei laureati non trova lavoro intellettuale vuol dire che in Italia i posti di lavoro per un lavoro intellettuale non ci sono? Quindi, il problema non è che ci sono troppi laureati (no, sono troppo pochi), è che il mercato del lavoro intellettuale non offre sbocchi, e per questo un giovane laureato è costretto a fuggire all’estero. In altre parole, siamo diventati un paese dove c’è bisogno solo di meccanici, contadini e pastori. Ma per fare quello ci sono già i marocchini, i nigeriani e i rumeni che paghiamo 3 o 4 euro l’ora, magari con i voucher o addirittura in nero. Cioè siamo diventati un paese retrogrado, di azienda manifatturiera, agricoltura e pastorizia, come il Bangladesh o la Colombia. Niente di male, ovviamente, ma basta saperlo.

Lo sa, caro ministro, che negli Usa il 50 per cento dei ragazzi si laurea e la disoccupazione giovanile è al 4 per cento, mentre da noi si laurea il 20 per cento, ma la disoccupazione giovanile è al 36 per cento?

E con il lavoro manuale non siamo messi meglio. Forse, caro ministro, doveva venire con me a Monfalcone, davanti ai cancelli della Fincantieri. Doveva incontrare l’operaio Giampaolo, 29 anni di lavoro sulle spalle, che in lacrime, mentre fiumane di lavoratori uscivano dalla fabbrica, mi ha confessato: “Questa sinistra non mi rappresenta più. Cos’è la sinistra oggi? Guarda: questi operai, oggi ci sono, domani non ci sono più. Chi ci pensa a noi?”. E mi ha spiegato che solo 850 – dei 10.000 operai di Monfalcone – sono assunti a tempo indeterminato direttamente da Fincantieri, mentre tutti gli altri lavorano in ditte terziste che ti assumono con i voucher o con contratti di un giorno, una settimana o un mese (la famosa flessibilità) per paghe da fame di 800-1000 euro al mese. Solo i tanti bengalesi, rumeni o croati possono accettare questi salari da fame, perché vivono in dieci in un appartamento o scappano appena possono a casa loro, oltre-confine. Per questo, molti ragazzi italiani fuggono da Monfalcone e vanno all’estero. E nel resto d’Italia è lo stesso.

In Italia, caro ministro, la scuola è fallita e il sistema lavoro fa ancora più schifo, lo sa? No, forse non lo sa. Perché ho come l’impressione che lei il mercato del lavoro non lo ha mai dovuto affrontare davvero. Guardi, questo è il suo scarno curriculum.

minis

Niente laurea, lei è un perito agrario, ma mica è un problema, siamo abituati ai ministri non laureati. Ehi, non fraintenda: è perfino superfluo dire che io apprezzo e ammiro chiunque, laureato e non laureato. Don’t judge a book from its cover, direbbero all’estero. Capisce cosa vuol dire? Lo sa l’inglese? Credo di no. Mi pare di capire dal suo curriculum che il suo cursus honorum si è svolto tutto tra le protettive e accoglienti braccia del partitone emiliano, quello di sinistra, quello che pensava ai giovani e ai lavoratori. Forse lei non ha mai dovuto emigrare per trovare lavoro, non ha mai dovuto imparare in fretta una lingua straniera perché se non capiva le ordinazioni la licenziavano, non ha mai dovuto sottoporsi all’esame di una decina di spietati professori anglosassoni che valutavano i tuoi lavori scientifici con il crivello e poi ti dicevano di preparare una lezione in inglese in due ore.

Ecco, a uno come me, a uno come il mio amico Ottavio – che ora è professore alla Columbia University -, o al mio amico Giancarlo – che era lavapiatti e ora ha una catena di ristoranti e fa le tagliatelle più buone di New York, lei ha detto che: “E’ bene che stiano dove sono andati, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Che rispetto per i lavoratori, proprio da illuminato uomo di sinistra.

Sa cosa penso? Che uno come lei, per dire, alla Columbia University di New York (Usa) dove ho lavorato io, non l’avrebbero mai preso, e neanche al Ristorante Ribalta di New York, guarda caso. Caro compagno Poletti, ma non è che le brucia perché col suo curriculum le è già andata grassa che l’hanno preso alla Legacoop di Budrio (Italy) e poi è persino diventato ministro?

Fonte

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/21/caro-ministro-poletti-forse-allestero-non-lavrebbero-mai-assunta/3274489/

Benvenuto inverno!

Insomma, siamo o no a Natale?
Due anni fa eravamo in Italia a 3 gradi, con umidità del 100%, nebbia e gelo… e ora ci lamentiamo???

15 gradi a Las Palmas è uno dei record negativi degli ultimi anni. Oggi lo abbiamo vissuto in un giorno in cui, guardacaso, abbiamo dovuto stare fuori per buona parte della giornata: vento a raffiche fredde, pioggia fitta e sfibrante.

E pensare che a Mogan (sud dell’isola, a 45 km da qui) facevano il bagno!