Città vuota

Esiste un giorno all’anno in cui di sera Las Palmas sia quasi del tutto deserta con ristoranti e bar chiusi e pochissime persone a zonzo per le strade di solito affollatissime?
A ferragosto? Naaaa
Alla vigilia di Natale? Siiiiì.
E’ davvero strano vedere una città di solito così frequentata con persone che passeggiano a tutte le ore del giorno e della notte essere praticamente se stessa senza presenze umane.

Perché vuota la sera della vigilia di Natale? Semplice perchè tutti hanno diritto a trascorrere la festa in famiglia e/o con amici. Tutti inclusi i lavoratori, i camerieri, i gestori dei locali e chiunque voglia la sua intimità.
Natale non è solo regali e consumismo. E’ anche un momento di ritrovo con i propri cari.

Mamma ho preso 5!

“Mamma, oggi ho preso 5!”

“Bravo, ti dovrai impegnare di più ma meno male che non è insufficiente”

Forse non tutti sanno che nella scuola spagnola il 5 corrisponde al 6 italiano e quindi rappresenta la sufficienza.

La tendenza è quindi fornire più appigli a chi si impegna ed evitando di porre a metà lo sbarramento tra chi passa e chi no. Sembra una questione di ben poca importanza ma in realtà riflette la profonda cura che ha la scuola spagnola dell’individuo studente. Non servono 5 gradi di giudizio dell’insufficienza: ne bastano 4, in quanto la scala dei valori in positivo (sufficienza e oltre) va valutata in una scala sicuramente più ampia che non quella dell’insufficienza.

L’utilizzo della figura che in Italia viene chiamata “insegnante di sostegno”, cioé colui o colei che si prende cura degli studenti che non arrivano alla sufficienza, qui non viene utilizzata in modo altrettanto frequente come in Italia. E’ l’insegnante principale che deve preoccuparsi che il suo ritmo venga seguito dalla classe, soffermandosi (lei stessa) sugli studenti che hanno maggiore difficoltà ad apprendere anche in orari diversi da quelli strettamente didattici. L’uso del supporto di sostegno viene invece utilizzato nei casi di studenti proveniente da altre nazioni che parlano lingue diverse e quindi si trovano in oggettiva difficoltà non tanto intellettuale, ma soprattutto a livello di capire e farsi capire.

La classe di Christian è composta da una ventina di alunni, dei quali sono una minima parte sono Canari. Ci sono alunni inglesi, tedeschi, islandesi, coreani, cinesi oltre a quelli di nazionalità in cui già si parla lo spagnolo (Venezuela, Colombia, ecc.).

Mi viene in mente che alcuni genitori italiani, all’atto dell’iscrizione del proprio figlio, storcono il naso sapendo che in classe ci sono bambini africani, arabi, ecc. Qui non è così, anzi: il fatto di sapere che tuo figlio venga a contatto con etnie e culture diverse è motivo di soddisfazione. Perché il futuro, volenti o nolenti, è multi-etnico ma con un presupposto fondamentale (che qui è garantito): che alla base della multi-etnia esista il rispetto a tutti i livelli. Sia a livello alunni e sia a livello genitori ed adulti.

Se in altre parti esistono razzismo e razzismo al contrario, facendo un giro per Las Palmas o perlomeno in qualsiasi zona (anche in Spagna), vedrai arabi, cinesi, italiani, svedesi, inglesi, coreani, ecc. che sono liberi di conversare tra loro, che non hanno settori e quartieri a loro riservati, che non hanno ghetti. Ognuno si veste come vuole, professa il culto che vuole e, come in ogni nazione civile, vive la sua vita senza preoccuparsi del colore della sua pelle o della lingua che parla.